Donato Russo – Pensieri

Cercando la nostra storia tra le storie

Helughèa.

Il Fantasy che ci insegna a guarire il tempo.

La saga di Helughèa, scritta dal poliedrico artista e ricercatore Arthuan Rebis, non è una semplice narrazione fantasy. È una vera e propria architettura “mitomagica” che sfida chi legge a compiere un salto evolutivo. Attraverso i suoi due volumi, l’autore ci conduce in un viaggio che parte dalla Terra per arrivare all’essenza stessa della nostra coscienza.

Parte I: Il racconto di una Stella Foglia - Ricordare l'unità.

Il primo volume ci introduce a un mondo fratturato ma speculare. Da un lato c’è Ghèa, la nostra realtà, appesantita dal materialismo; dall’altro c’è Helu, un regno luminoso abitato dagli Heludin, esseri in simbiosi con la natura.

Il protagonista, Carlo, funge da ponte tra questi due mondi collegati dai Baudril (gli alberi della soglia). La trama è una ricerca di memorie perdute: quando Ghèa soffre, Helu decade. Qui la filosofia si fa concreta attraverso l’idea:

Non esiste separazione: ogni azione compiuta sulla Terra fa vibrare una stella. Siamo esseri interconnessi in un cosmo che respira.

Rebis ci ricorda che incontrare Helu non significa scoprire il nuovo, ma praticare l’Anamnesi. Conoscere non è scoprire il nuovo, ma ricordare ciò che abbiamo dimenticato: la nostra origine è scritta nel DNA spirituale.

Tò gàr zetèin àra kài tò manthànein anàmnesis hòlon estìn

Cercare e imparare sono, nel loro complesso, reminiscenza.

Platone, dialogo Menone, 81B

Parte II: Il Guardiano AlatoLa rivoluzione verticale.

Nel secondo capitolo, con l’umanità sull’orlo di un’apocalisse nucleare, la sfida si sposta sul piano ontologico. Per salvare il mondo, i protagonisti devono risalire l’Albero del Tempo e affrontare il Guardiano Alato. Qui il libro introduce il concetto rivoluzionario di Tempo Verticale:

Il tempo non è una linea che ci divora, ma un albero infinito. Non cercare la soluzione nel futuro, cercala “in alto”, nella potenza del presente.

Luciano De Crescenzo

In questa visione, la realtà esterna è solo un riflesso. Se la nostra coscienza è malata di odio, il mondo manifesterà distruzione. Il messaggio radicale è:

La realtà esterna è lo specchio della nostra interiorità. Se vuoi cambiare il mondo, devi prima guarire la frequenza della tua coscienza.

Il Legame: Un percorso di Guarigione Alchemica.

Il passaggio tra i due romanzi rappresenta la trasformazione del lettore: dal vedere l’invisibile (capire che dietro ogni foglia c’è una stella) all’essere invisibile, diventando sovrani della propria percezione.

Il cuore di tutto è la Guarigione. Il “Guardiano Alato” non è un nemico, ma un archetipo del Sé, quella funzione superiore della mente che smette di subire il destino. Come ci fa capire l’autore:

In qualunque dimensione la Coscienza faccia esperienza, quell’esperienza è valida. Siamo noi i custodi sovrani del nostro tempo.

Conclusione: Tra l’ombra del fungo atomico.

Il finale della saga è l’ultimo test per il lettore. Non è una conclusione “chiusa”, ma un atto di fiducia. Anche nel momento più buio, se spostiamo lo sguardo dal piano orizzontale della paura a quello verticale della presenza, possiamo volare oltre la crisi.

Il guardiano alato non è un mostro da sconfiggere, ma un’altezza da raggiungere per volare oltre l’ombra della nostra stessa distruzione.

L’opera si chiude come un Koan Zen: ci costringe a smettere di cercare un “e vissero felici e contenti” e a iniziare a percepire la realtà come un insieme di possibilità simultanee. Perché, in ultima analisi, non siamo vittime della storia, ma custodi del Tempo.

Cosa si può fare ora?

Rifletti su un momento della tua vita che ti sembra un vicolo cieco. Se lo guardassi non come un punto su una linea, ma come un ramo di un albero infinito, quale salto di coscienza ti permetterebbe di vedere una via d’uscita?

Donato Russo.

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